MANIFATTURA DEI MARINATI


La Grande Fabbrica della Manifattura di Comacchio

Estratto dal Saggetto sulla Manifattura dei Marinati di Comacchio
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IL CASINO PADRONALE
Questo complesso era contraddistinto da due piani e da quattordici vani. E' in assoluto l'edificio più elegante dell'intero complesso.

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LE FOSSE DELLE BARCHE
La mancanza di strade che collegavano la città alla valle obbligava ogni trasporto via acqua e per mezzo di barche; queste giungevano sin dentro alla fabbrica grazie alle così dette fosse; l'ingresso era munito di una saracinesca che permetteva l'accesso solo ai natanti autorizzati. In tutto il complesso le fosse per le barche erano quattro, contraddistinte in: fossa mediana o approdo acquadelle, fossa della marinatura o approdo anguille, fossa del nuovo mercato, questa fossa risale al periodo (1945-1956), ad essa approdano le barche che trasportano il pesce fresco da vendere nel vicino mercato nuovo costruito nel 1953. La quarta fossa era la fossa natanti per il cantiere calafati.

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LA SALA DEGLI ACETI
La sala degli aceti riceve questo pseudonimo dai tini in essa contenuti e dalle botti ricolme d'aceto. Nei tini veniva preparata la concia: aceto e sale, fondamentale componente per la marinatura delle acquadelle e delle anguille. L'aceto contenuto nelle botti proveniva dalla Puglia, principalmente dalla città di Vasto, poiché quello prodotto nelle zone limitrofe a Comacchio era troppo debole.


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LA SALA DEI FUOCHI
Questo pseudonimo contraddistingueva il grande vano in cui avveniva la cottura delle anguille. L'ampia sala era caratterizzata da dodici grandi camini, disposti uno a fianco all'altro sul lato orientale; i camini erano distribuiti in cinque coppie alle quali si aggiungevano il primo e l'ultimo camino. Ogni coppia era intervallata da una nicchia, all'interno della quale si ponevano le donne addette alla cottura dell'anguilla. La conduzione dei camini era affidata ad esperte maestranze femminili (tre per ogni focolare) . Ogni donna aveva una mansione ben precisa: la prima era addetta alla regolamentazione del fuoco, affinché esso si mantenesse costante; la seconda aveva l'incarico di presiedere la cottura delle anguille, manovrando gli spiedi che a più riprese andavano spostati dal basso verso l'alto e viceversa per garantire una cottura ottimale. La terza donna, infine, si occupava di togliere dagli spiedi le anguille cotte e di riporle in appositi panieri, dove si raffreddavano e si asciugavano. Nella sala fuochi vi erano altri validi operatori, tra i quali gli spiedatori addetti ad infilzare in lunghi e acuminati ferri i rocchi di anguille preparati a loro volta dai tagliatori. Esternamente la sala fuochi era evidenziata da dodici fumaioli costruiti con mattoni a vista alti circa tre metri e mezzo, corrispondenti ai dodici camini. All'interno di ogni focolare è contenuto una sorta di graticcio metallico, costituito da alcune barre lunghe quanto la larghezza della bocca del camino. Dietro queste griglie veniva disposta la legna da ardere per la cottura. Nel piano pavimentale della sala era ricavata una stretta cabaletta, che lambiva longitudinalmente, all'esterno, i vari camini. In essa confluiva il grasso delle anguille prodotto durante la cottura. A partire dal 1958 mutò notevolmente la maniera di cucinare le anguille, la sala fuochi perse la sua antica funzione, sostituita dall'introduzione del forno elettrico Antonello e Orlandi.


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PADIGLIONE IMBARILATRICI
Un ampio soppalco divideva in due l'antico padiglione che congiungeva la sala dei fuochi con la sala degli aceti. Il soppalco coperto da un soffitto a capriate conteneva i barili di varia dimensione utilizzati per confezionare il pesce marinato. Al di sotto del soppalco, invece, venivano compiute le fasi vere e proprie di confezionamento del prodotto. Gli imbarilatori riponevano le anguille sistemate a più strati all'interno dei barili di legno, poi le irroravano con una speciale mistura di sale e aceto ed infine terminavano la procedura di confezionamento con alcune foglie di alloro da riporre sull'ultimo strato di anguille. A questo punto il barile era pronto per essere sigillato. I barili erano realizzati con grande maestria dai maestri bottai, artigiani addetti a questa particolare lavorazione. A Comacchio erano molti i mestieri legati alla vita di valle, alla fabbricatrice del pesce o alla produzione del sale. Ogni mansione artigiana era assolutamente indispensabile per il buon funzionamento dell'azienda.

  Il Casino Padronale

  Le Fosse Delle Barche

  La Sala Degli Aceti

  La Sala dei Fuochi

  Il Padiglione Imbarilatrici



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